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  • The Panic in Needle Park

    The Panic in Needle Park

    ★★★★

    Uno dei volti più dolci che io abbia mai visto (Kitty Winn) in uno dei film più strazianti che io abbia mai visto. Knockout alla prima ripresa.

  • Fat City

    Fat City

    ★★★½

    100% New Hollywood style da uno che ha vissuto gioie e dolori della Old Hollywood.
    A vederli qui, Stacy Keach e Jeff Bridges, avrei puntato tutto sulla carriera del primo.

  • Bad Day at Black Rock

    Bad Day at Black Rock

    ★★★½

    Western nell’ambientazione (e nel come sfrutta uno dei primi cinemascope), noir nell’anima. Film breve, compatto e quasi fuori dal tempo. Poi esce il discorso sui reduci, Perl Harbor e la caccia a Nisei, che lo contestualizza nell’immediato dopoguerra e dà senso alla contaminazione. 
    Spencer Tracy che, braccato, disarmato e senza un braccio, se ne esce fabbricando in 30 secondi una molotov è STORIA.

  • Free Solo

    Free Solo

    ★★★★½

    Al di là di tutti i discorsi più o meno retorici che si possono fare su questo film e il personaggio affascinante di Alex Honnold (e sono tanti), il film è semplicemente e dannatamente costruito in maniera impeccabile.
    Molti direbbero "come un film di fiction", se il documentario non avesse già dimostrato dall'alba dei tempi tutte le sue enormi potenzialità nella costruzione e finalizzazione di un grandioso climax cinematografico.

  • Five Easy Pieces

    Five Easy Pieces

    ★★★★

    Quando non trovi il tuo posto, non rimane che puntare a Nord.

  • The Breakfast Club

    The Breakfast Club

    ★★★½

    Un film che si erge a manifesto di un intero immaginario e insieme fa  anche un po’ da cavallo di Troia. Proprio per questo si rivolge ad un target non così scontato: a tratti sembra piu una disamina sulle colpe dei padri piuttosto che una riflessione sulle paure e i disagi dei figli. Dopotutto il problema è che “quando uno cresce, il suo cuore muore”.

  • High Flying Bird

    High Flying Bird

    ★★½

    È un mio limite sicuro, ma non sono riuscito ad appassionarmi nemmeno per un minuto.

  • The Long, Hot Summer

    The Long, Hot Summer

    ★★★★

    Il topos è quello classico del forestiero che arriva in città e ne scombina gli equilibri, ma i personaggi sono tutt’altro che già scritti. Facce che bucano lo schermo, lunghi duelli verbali e immagini vividissime per una commedia che si sporca di melodramma e poi ritorna a casa. Con il sud vero e controverso che rimane ai margini, per ovvie ragioni, la borghesia bianca sale in cattedra con tutta la sua insicurezza e diffidenza nei confronti del futuro.
    Paul Newman conosce qui, nella finzione come nella realtà,  l’amore della sua vita.

  • Manchester by the Sea

    Manchester by the Sea

    ★★★★★

    Un film costellato da tanti piccoli momenti di errore, imbarazzo, inadeguatezza, dimenticanze piccole e grandi. A ricordare ogni secondo quanto misera e fallibile è la natura umana. Siamo esseri vittime della nostra incompletezza, del fato e del tempo, ma ci basta trovare anche solo una piccola connessione con chi (o cosa) ci sta accanto per raggiungere pochi attimi di perfezione.
    Sapevo già, in fondo, che mi sarebbe piaciuto molto. Ma ho aspettato comunque due anni a vederlo. Senza un motivo, è solo passato il tempo. E poi mi sono ritrovato da solo davanti alla tv, alle 2 di notte.

  • Ride

    Ride

    ★★★

    Un bel film che, sopratutto nella prima parte, soffre dell’ansia di risultare simpatico ed arguto, ad ogni costo.

  • The Third Man

    The Third Man

    ★★★★

    Negli ultimi pazzeschi dieci minuti, quando finalmente la musica si cheta e parte la lezione di cinema, si riesce a intravedere il capolavoro. E mi scoccia non averne goduto a pieno causa un’ora e mezza di colonna sonora invadente e diasmonica che mi ha fatto sanguinare le orecchie. Capisco la volontà di contaminare il noir con la commedia ma siamo alle porte con gli anni 50 e mi sarei aspettato un commento sonoro più maturo e complesso.

  • Green Book

    Green Book

    ★★★½

    A dirigere c'è Peter Farrelly, difficilmente poteva rivelarsi il nuovo Mangold e con questo materiale è una vera fortuna. Si vede dal lavoro disinvolto sugli stereotipi e dal registro comico perfetto per bilanciare il rischio di una deriva retorica sempre dietro l'angolo. Sul finale questo equilibrio ha un po' di cedimenti, ma poco male: il film per quasi due ore è uno spasso. Viggo Mortensen > Rami Malek.