Oldboy ★★★★½

This review may contain spoilers. I can handle the truth.

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‘Se ridi, tutto il mondo riderà con te; se piangi, piangerai da solo’.
Tratto da un manga giapponese e seconda puntata della trilogia della vendetta – che, ipse dixit, affascina il regista per la sua inutilità – ‘Oldboy’ si rivela un solidissimo noir dai toni angoscianti che spicca per il modo di raccontare più che per la vicenda in sé.
Quest’ultima narra un efferato incrocio di rivalse: Dae-su Oh (Min-sik Choi) si libera dopo quindici anni di reclusione immotivata in un piccolo appartamento e pensa di vendicarsi, ma solo per scoprire che c’è qualcuno (Ji-Tae Yoo) che si sta vendicando di lui per ciò che è accaduto ai tempi delle superiori.
Benchè ci sia – ovviamente – parecchia violenza (un approccio dentistico da far impallidire ‘Il maratoneta’, la resa dei conti finale nell’attico per l’invidia di Tarantino) questa è spesso fuori campo oppure sublimata, tra claustrofobia (tutto quanto riguarda la prigionia del protagonista), humour nero – Cheol-woong Park (Dal-su Oh) che perde i pezzi, prima i denti e poi la mano, ma resta sempre in piedi – e melodramma regalato dalla storia d’amore di Dae-su con Mi-do (Hye-jeong Kang) nonché dall’incalzare di partiture classiche fra le quali l’Inverno di Vivaldi nei momenti più impensati.
L’autore riesce a danzare sul ghiaccio sottile dei passaggi a rischio, come le citazioni Sylvia Plath o i ridondanti simbolismi. In compenso regala numerosi squarci di grande cinema, dall’unica sequenza della sfida uno contro tutti nel corridoio alle surreali scene tra passato e presente nella vecchia scuola per non parlare delle inquadrature uguali che fanno sì che le singole situazioni riecheggino le une con le altre.