They Call Me Jeeg Robot ★★★★½

Direi di partire dalla ciliegina. Da quello che questo film rappresenta per il cinema di genere italiano. Un cinema in cui siamo stati formidabili per più di vent’anni per poi dimenticarcene e cancellarlo per i successivi trenta. Trent’anni in cui - salvando la pace di rare eccezioni - in Italia sembrava si potessero produrre solo drammoni esistenziali, commedie demenziali o retoriche fiction biografiche. Il film di Mainetti rappresenta, insieme ad una manciata di altre produzioni degli ultimi anni, un ritorno fiero e cazzuto al cinema di genere. Così come si faceva negli anni d’oro, si prende spunto oltreoceano per poi adattare l’argomento alla nostra realtà, creando un qualcosa di nuovo, di diverso, di speciale. Chiariamoci, i tempi cupi non sono ancora terminati, l’industria italiana resta ancora fermamente ancorata a queste sue strane certezze, ma uno spiraglio di luce si intravede, le cose stanno cambiando. E possiamo guardare al futuro con più fiducia.
La ciliegina, dicevamo. Ma adesso voglio parlare della torta. Una torta grande, bella, succulenta. Perché non è che Mainetti si becca gli elogi solo perché prova a saziare la nostra astinenza. Tipo quando fai la pasta con le sottilette ma ti senti Cannavacciuolo perché in frigo avevi solo quelle. Gli elogi li prende perché li merita. Famo a capisse, Lo Chiamavano Jeeg Robot è una bomba a prescindere dal mercato italiano. Un film di passione, di tecnica e contenuto. C’è cura per la regia, per le inquadrature, i movimenti di macchina. Il sonoro o gli effetti speciali, gli stunt. Roba che qui pareva bandita. E c’è una storia che unisce l’intrattenimento al contenuto. Un racconto di emarginati, di abusi, di malavita. Un contesto sporco, violento. Molto violento, sbattuto con crudezza davanti alla telecamera. Una vicenda dai connotati fantastici narrata con un senso di realismo. Per una pellicola che oltre alla sceneggiatura ed alla regia indovina personaggi ed interpreti. Santamaria perfetto nel ruolo dell’anti (ma anti sul serio, eh) eroe, Ilenia Pastorelli convincente come povera problematica vittima di abusi - non seguendo il mondo dei reality non avevo idea di chi fosse ed è stato un bene, perché probabilmente sarei partito prevenuto vista la mia repulsione per quel mondo. Menzione obbligatoria per Luca Marinelli, sadico bad guy sopra le righe che ammazza gente al ritmo di vecchie canzoni pop italiane. 
Supereroi di borgata che magari non salveranno il mondo ma provano a salvare la nostra tradizione del cinema di genere.