Loro 1

Confesso di aver forse incautamente appioppato troppe volte al povero Sorrentino l'etichetta poco onorevole di formalista, e tuttora a dire il vero fatico a sodalizzare con certe sue geometrie calcolate a tavolino, in cui percepisco uno studio che per me nell'arte dovrebbe essere sempre riassorbito dalla naturalezza dell'espressione. 
Ma è proprio per questo che per me Loro 1 rappresenta, a sorpresa, un autentico miracolo: un film vero e di sostanza, in cui Sorrentino dimostra di voler spazzare via con un liberatorio colpo d'ala i ferri arrugginiti di un passato saturo, con un'opera parziale e quindi per ovvie ragioni ancora aperta ad ogni tipo di giudizio (in soldoni: per le stellette aspetto la seconda parte), ma già capace di alcuni momenti di cinema sopraffino.
Credo che un film del genere debba combattere prima di tutto contro molti pregiudizi: fare un film su Berlusconi significa ricevere critiche di principio, che si rifiutano ottusamente di entrare nel merito: quelle di chi vorrebbe liquidarlo senza andare in sala, o, peggio, di chi lo guarda solo per screditarlo. Ma sgombrato il campo da simili questioni di lana caprina che col cinema non hanno nulla a che vedere, le qualità di Loro 1 si prendono prepotentemente la scena: non è un film difficile, ermetico o di concetto, come pure ho letto da molte parti, ma il frutto di un approccio intelligente a una materia spinosa. Sorrentino la affronta in modo non banale: trasformando il Cavaliere in un pronome personale ("LUI"), sorta di inquietante entità astratta di potere e unica fonte di legittimazione, che mai si vede e sempre si percepisce, e dedicando tutta la prima parte del film ad un affresco impietoso ma partecipe della squallida periferia del successo, vero cono d'ombra di favori e clientelismi, pullulante di arrampicatori sociali, sedicenti papponi e mercificazione dei rapporti umani. Ma l'intelligenza di Sorrentino sta nello squadernare la partita giunti al culmine dell'intensità: quando la prospettiva passa da Loro a Lui, la remota figura di Berlusconi assume la concretezza del mascherone di cera di un grande Servillo, diventando anche troppo vicina, visibile in tutta la sua arroganza, leadership, piccolezza, grandezza, debolezza. Una figura al contempo caricaturale e magnetica, respingente e affascinante, vero punto di partenza per una seconda parte che si spera al livello, per me notevole, di questo primo sorprendente giro di giostra.

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