The Last House in the Woods ★★★

Dopo il periodo più buio del nostro cinema horror, gli anni '90 (escludendo il riuscitissimo DARK WATERS del 1993), nei successivi 2000, molto timidamente, videro la luce i primi colpi di sole che provarono ad illuminare, a fatica, un genere che rese grande il nostro cinema nel secolo scorso (e ahimè destinato per anni solo al ricordo oppure a opere mascherate da horror ma più tendenti al fantasy oppure al giallo sbiadito). Assieme a Lorenzo Bianchini (CUSTODES BESTIAE) e Ivan Zuccon (BAD BRAINS ma non solo), tra i registi che fecero da battistrada ad altri e che riuscirono ad attirare l'attenzione degli 'aficionados' del genere nel decennio successivo come Raffaele Picchio e Luna Gualano, troviamo Gabriele Albanesi. Regista romano che, non ancora trentenne, riuscì a creare, anche se in economia, un horror purissimo che strizzava l'occhio ai classici d'oltreoceano del secolo scorso, come 'The Hills Have Eyes' e 'The Texas Chainsaw Massacre', senza dimenticare i gustosi 'cannibal movies' nostrani targati Lenzi e Deodato. Favorito da un periodo di vacche magre del nostro cinema di genere ed horror, Albanesi ricrea quelle atmosfere malsane del cinema horror in salsa explotation, con una forte carica casareccia, non priva di difetti e forzature ma con un coraggio di osare che da anni non si vedeva più in Italia. Ovviamente se confrontato con le produzioni estere dell'epoca (Giappone e Francia su tutti) il paragone scomodo lo avrebbe stroncato senza se e senza ma. Tuttavia proprio in uno di questo paesi (il Giappone) riusci a trovare distribuzione con un discreto successo. Complice anche la distribuzione americana seguita e voluta da Sam Raimi, nome tanto apprezzato e stimato nel panorama horror mondiale.
Dopo una premessa obbligata veniamo alla trama. Dopo l'incipt iniziale, dove una coppia va fuori strada mentre sta attraversando con la propria autovettura una strada immersa nei boschi limitrofi a Roma e dove l'unico sopravvissuto è il loro bambino, seguiamo le vicissitudini del presente di Aurora e Rino, una coppia di giovani fidanzati in crisi, i quali si incontrano solo per rapporti sessuali occasionali. Proprio alla fine di uno di questi inizia la storia, quando un gruppo di coatti romani amanti dello sballo e degli stupefacenti, finisce per assalirli proprio nelle vicinanze del bosco sopra citato. In loro soccorso arrivano un uomo ed una donna, che riesce, in quanto l'uomo è armato di pistola, a far fuggire i tre coatti, i quali erano prossimi a violentare la ragazza dopo aver massacrato di botte Rino. Per Aurora e Rino, quella che si prospettava essere un'ancora di salvezza, si rivelerà l'inizio della fine, in quanto la casa dei due 'salvatori' nasconde un segreto allucinante e .... affamato!
Freaks, cannibalismo, boschi inquietanti, personaggi orrendi, fughe improbabili e tantissimo gore, rappresenteranno tutte le note liete e meritevoli di attenzione di questo piccolo film estremo. Di contraltare la recitazione spesso statica e mascellare di quasi tutti i personaggi proposti e le situazioni tragi-comiche che si verranno a creare (anche se i tre coatti divertono non poco), finiranno per mantenere basso il livello qualitativo della pellicola, la quale ad un certo punto facciamo fatica a capire se ci crede oppure non su quello che sta proponendo. Questo è un peccato, perché i momenti seriosi e crudi non mancano quasi mai (il finalissimo soprattutto), come quelli splatter e violenti (con effetti speciali di Sergio Stivaletti di qualità altalenante ma per nulla parsimoniosa per quanto concerne sangue e frattaglie umane).
IL BOSCO FUORI è un'opera, considerato come evidenziato sopra il periodo storico delle sua uscita, coraggiosa e parzialmente riuscita, la quale, nonostante il budget limitato, compie ampiamente il suo dovere, grazie ad una quantità esagerata di violenze aberranti e cannibalismo selvaggio!