Perfect Strangers ★★★★

Il pregio migliore di Perfetti Sconosciuti non è il fatto che sia ben scritto, ben girato o che abbia un ritmo trascinante privo di momenti morti. E nemmeno il fatto che sia ben interpretato, o che dica cose intelligenti in maniera intelligente.
Il pregio migliore di Perfetti Sconosciuti è che è pure discretamente esportabile oltre i confini nazionali, cosa più unica che rara.
Visto da fuori sembra una delle tante imitazioni di Carnage sfornate dal cinema italiano in questi anni; per quanto sia innegabilmente ricalcato sul modello polanskiano, ha un'identità tutta sua e una dignità che va ben oltre quella del rifacimento fatto bene. È pieno di finezze narrative, di dettagli di primo acchito superflui e che invece poi vanno ad arricchire il quadro generale, a impreziosire l'intricata rete di rapporti interpersonali costruiti dentro e fuori lo schermo.
Una cena fra amici, a causa di un gioco apparentemente innocuo, si trasforma in una partita a scacchi psicologica tra persone che - nomen omen - di fatto non si conoscono e covano l'un l'altro sentimenti ben lontani dall'affetto.
La sorpresa italiana che non t'aspetti, chapeau.