Trumbo

Trumbo ★★★½

Carino, ben confezionato, riesce a raccontare una delle pagine più nere della storia di Hollywood senza cercare la lacrima facile o premere troppo sul pedale dell'eroismo. Anzi, il ritratto di Dalton Trumbo è abbastanza sfaccettato da includere anche quel pizzico di ombre di un carattere spigoloso esasperato dall'esperienza della prigionia e dai massacranti turni di lavoro da 18 ore scanditi dall'assunzione di alcool e anfetamine.
Ne esce fuori un film piacevole, raccontato con grande mestiere, dai modi raffinati ma risoluto proprio come il suo protagonista.
Non ci sono particolari guizzi - sarà che Jay Roach (regista di svariati Austin Powers e dei vari Ti presento i miei) non ha il talento di Adam McKay, un altro regista di recente passato dalla commedia al drammatico con La Grande Scommessa - ma scorre che è un piacere, sorretto da una performance fuori dall'ordinario del sempre più bravo Bryan Cranston. La sua è una prova attoriale di grandissimo spessore, mai sopra le righe, che rifugge il semplice scimmiottamento tipico di certi biopic impreziosendo l'interpretazione con una serie di piccole gestualità, oltre che con la vasta gamma di espressioni e con la spontaneità nel comunicare le diverse emozioni che fanno parte del suo repertorio. Cosa più importante, guardando Trumbo non si ha mai la sensazione di assistere a un One Man Show: Cranston non attira mai l'attenzione, non monopolizza l'immagine ma la arricchisce, migliora chi recita insieme a lui, tra le altre cose "dà un tono all'ambiente".