First Man ★★★½

Ho visto First Man informato delle parecchie critiche sollevate da molti tra spettatori e critici, i quali accusano il film di essere lento, o peggio, si lamentano del fatto che non è nemmeno simile a un film di fantascienza. Ma è vero: First Man non è un film di fantascienza, perché non vuole esserlo. L'intenzione del film è chiaro sin dal titolo: il primo uomo; ed è proprio su quest'ultima parola su cui si regge l'intero film, "uomo".

Chazelle ridimensiona l'enormità della storia (sia la complessità degli avvenimenti avvenuti durante l'arco del tempo narrato, sia la Storia con la lettera maiuscola) per proporzionarla alla figura di un uomo - ai suoi pensieri, alle sue paure, ai suoi problemi e quelli che causavano le sue scelte. Il merito di First Man è quello di riuscire a raccontare l'immensità dello spazio attraverso un punto di vista ristretto quanto quello di un essere umano, ed è proprio questo ridimensionamento che rende First Man un ottimo film. Le inquadrature sono spesso incollate ai visi, o agli occhi degli attori. Nel racconto di Chazelle, sono importanti tanto gli occhi di Gosling mentre guarda lo spazio quanto quelli di Foy, umidi di commozione e solitudine mentre lo aspetta, per tutta la seconda parte del film.

Le scene delle missioni sono spettacolari, perché Chazelle le carica di un'agitazione eccessiva, così tanto da coinvolgere lo spettatore in un gioco di esaltazione e preoccupazione. Il primissimo piano di Gosling, in un'inquadratura movimentata eccessivamente, la quale lascia soltanto intravedere il suo sguardo agitato, è molto intenso.

La semplificazione della storia è una scelta narrativa ben precisa, d'altronde è palese quali siano i dettagli della storia dell'uomo su cui First Man vuole concentrarsi. Non è un film sullo sbarco sulla Luna, né sulla missione, ma sul Primo Uomo, sulla sua storia, le sue motivazioni.

First Man ha anche delle imperfezioni: proprio la regia di Chazelle, che predilige la camera a mano, non sempre si adatta alle scene, certe volte ne perde addirittura il controllo (la camera a mano con zoom televisivo anche no). Inoltre, Chazelle sembra bruciarsi qualsiasi idea nella scena della prima missione di Armstrong, infatti il viaggio verso la Luna appare quasi disarmonico, con un orribile musica di sottofondo a una scena che accresce inutilmente (ma efficacemente) la tensione; questo, finché non vediamo lo sbarco effettivo: a quel punto, Chazelle ci regala una scena meravigliosa.