Austerlitz ★★

Durante una calda giornata estiva, nel campo di concentramento di Sachsenhausen (come in qualsiasi altro luogo di morte e memoria) ogni gesto compiuto dalle centinaia di individui che passano di fronte alla macchina da presa sembra inadeguato: gente che beve, mangia, ride, fotografa, si mette in posa, veste magliette di Jurassic Park, indossa shorts e bermuda. Lonitza ci mostra i risultati di un turismo di massa insensato, più esperienza "obbligata" che vero momento di riflessione, dove tutti (uomini, donne, giovani, anziani) vengono ritratti sullo stesso piano, senza alcuna differenza.
Quelle che seguono sono un paio di riflessioni critiche dal basso della mia ignoranza, che molto probabilmente mi porteranno fuori strada, ma balenate nella mia testa a pochi minuti dall'inizio. Prima di tutto, quello di Loznitsa mi è sembrato tutto fuorché un occhio neutrale alla Wiseman. Anzi, c'è parecchia arroganza in questo mostrare centinaia di persone impossibili da distinguere, e ho pensato che lo stesso regista, se apparso di fronte alla sua cinepresa, farebbe parte indistintamente di quel gregge che siamo costretti ad osservare (e odiare) per un'ora e mezza. Secondo pensiero: una semplice foto, magari scattata proprio da uno degli individui ripresi, catturerebbe la stessa essenza di questi 90 minuti.